13/11/2018

Lo Champagne e i monaci benedettini

Vuole un bicchiere di champagne? Per carità, no grazie!

I poveri fraticelli benedettini che ad un certo punto stupiti si sentirono rispondere così ebbero un sussulto che li fece trasalire!

I più grandi possedimenti vitivinicoli intorno al 1600 erano ad appannaggio dei monaci benedettini, che avevano il loro quartier generale nel pittoresco paesino di Hautvillers. In quel secolo un brusco cambiamento climatico epocale fece precipitare le temperature con la conseguente interruzione delle fermentazioni dei vini che riprendevano poi spontaneamente nelle bottiglie con l’arrivo della primavera e l’innalzamento delle temperature. Ecco che allora le bottiglie dei vini della champagne noti per essere piacevolmente aciduli, di bassa gradazione e soprattutto fermi si presentarono in una veste diversa, frizzantina e più dolce per la presenza ancora degli zuccheri presenti nell’uva.

Tutto ciò venne percepito dalla clientela dell’epoca come un difetto e di conseguenza crollarono le vendite di questi vini che negli anni, grazie alle abili attitudini commerciali dei monaci, erano diventati i vini della corte reale e di quella papale. Dovettero correre ai ripari in qualche modo ed inviarono quindi ad Hautvillers il primo enologo della storia, l’ abate Dom Perignon. Egli aveva il compito di togliere le bollicine dal vino del Diavolo. Proprio così avete capito bene! A lui erroneamente si attribuisce l’invenzione dello champagne. Fu invece proprio Dom Perignon a studiare l’arte degli assemblaggi, ma questa è un’altra storia e se ne siete incuriositi continuate a seguirmi!