13/11/2018

Il mercato britannico dello Champagne ai tempi di Dom Perignon

E gli inglesi cosa c’entrano? C’entrano eccome!

Dom Perignon quando fu inviato ad Hautvillers per togliere le bollicine dal “vino del diavolo”, (nominato così quando in seguito al crollo delle vendite sul mercato interno cominciò ad essere svenduto nei bassifondi parigini e tra le popolazioni più umili) fu incuriosito da uno strano fenomeno. Le vendite subirono delle forti inflessioni anche nelle esportazioni, tranne che sul mercato britannico, dove invece aumentarono in modo esponenziale.

Incuriosito da questo strano fenomeno decise di approfondire la cosa e vide che non solo questo vino difettoso in quanto lievemente effervescente veniva apprezzato, addirittura aggiungevano zucchero per far si che l’effervescenza fosse ancora più marcata.

Colpito come un fulmine a ciel sereno da questa pratica incominciò a studiare e a perfezionare questo fenomeno dando origine agli assemblaggi, ovvero l’arte di unire vini provenienti da annate diverse, terroir diversi e vitigni differenti con l’obiettivo di creare un prodotto finale nettamente superiore alla somma degli stessi elementi.

Finalmente creato l’assemblaggio ora il vino poteva esprimere tutta la sua irruenza con la seconda fermentazione in bottiglia tipica del metodo classico, ma ahimè, le bottiglie all’epoca erano tappate in modo empirico con zufoli di legno e questi non reggevano alle pressino carboniche che si sviluppava in seguito alla fermentazione e le cantine erano tutto uno scoppiettio di tappi che allegramente saltavano. Bisognerà attendere l’invenzione del tappo in sughero.