06/12/2018

Champagne, quando anche il Portogallo ci mise lo zampino

Ebbene si, intorno alla meta del XVII secolo quando nelle cantine dei vignerons champenois lo champagne si riversava a fiumi a causa delle tappature non idonee, Dom Perignon venne aiutato dai suoi confratelli benedettini portoghesi per creare i tappi di sughero e tappare ben bene le bottiglie.

Un’altro problema però si presentò al monaco enologo. Le bottiglie così tappate non erano sufficientemente robuste per sopportare la pressione che si sviluppava all’interno delle bottiglie durante la seconda fermentazione. Ed ecco che queste esplodevano con non pochi problemi per l’incolumità dei lavoratori e dei visitatori che nel mentre, vista la crescente fama di questo vino, avevano incominciato ad interessarsi ai luoghi di produzioni ed alle sue tecniche. Le prime maison erano nate ed i francesi abili commercianti, mettevano a disposizione delle maschere di ferro per i visitatori delle cantine. Queste però non erano idonee per essere indossate dalle nobili fanciulle dell’epoca, ed allora ecco che le prime maison di moda, fiutando il business del futuro prossimo, ingentilivano le maschere con degli orpelli che piacevano tanto alle signore dell’epoca.

Il problema era però serio, ed ancora una volta furono gli inglesi a correre in aiuto ai francesi in quanto iniziarono la produzione di bottiglie di vetro più resistenti e finalmente idonee per contenere le 7 atmosfere di pressione che si creano all’interno delle stesse durante il processo di presa di spuma dello champagne. A questo punto la domanda nasce spontanea: ma lo champagne quindi è francese? E non è ancora tutto!